L’INFORMALE EUROPEO NELLA COLLEZIONE D’ARTE DI GIANCARLO TONELLI

La collezione d’arte di Giancarlo Tonelli, costruttore edile di Terni, vanta una serie di opere appartenenti al gruppo degli informali europei. Ad inaugurare la sezione il tedesco Hans Hartung che, nei suoi lavori, si ricollega alla violenza espressionista degli americani solcando la tela con decisione e segnando la vittoria del colore sopra il nero compatto del fondo. A seguire il francese Pierre Soulages che con “12 luglio ‘61” (1961) fa piovere dall’alto segni neri simili a sbarre incrociate che minacciano di chiudere lo spazio bianco appartenente al giorno, e Georges Mathieu che con “Les Croix” compone una sequenza di segni neri e rossi che si aggrovigliano e si incrociano e con “O douleur o douleur: le temps mange la vie” (titolo tratto da un verso di Baudelaire) dipinge su un fondo cupo e verdastro un groviglio di segni neri e azzurri rafforzati da alcune macchie rosse. La collezione raccoglie anche opere del gruppo “Cobra”, formatosi in Olanda nel 1949 e figlio dell’espressionismo nordico. Tra i pezzi più pregiati “Bête du soleil” di Karel Appel, dipinto del 1954 che con gestualità visionaria e barocca concretizza un animale favoloso e immaginario. Il polo materico è rappresentato invece dal francese Jean Fautrier che, ispirandosi all’ultimo Monet e a Pierre Bonnard, raffigura con “Nuit noire” un frammento di universo naturale. Lo spagnolo Antoni Tapies, infine, con “Pittura n°27”, immette sulla tela i segni gialli di una vita animata inscrivendo una sagoma vagamente umana.

Pierre Soulages

Pierre Soulages

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COLLEZIONE TONELLI: L’INFORMALE ITALIANO

Nella collezione di Giancarlo Tonelli, noto costruttore edile originario di Terni e appassionato di arte, c’è spazio anche per l’informale italiano, presente in tutte le sue sfaccettature con le opere di Fontana, Burri, Capogrossi, Vedova e Turcato. Si va quindi dalla dilatazione cosmica alla declinazione materica, da quella segnica alla gestualità violentemente espressionista. Il “Tutto nero”, lavoro appartenente alla fase inziale dell’artista Burri, simboleggia un universo di offese e di ferite. Giancarlo Tonelli possiede, inoltre, due emblematiche testimonianze della fase finale di Fontana: “Concetto Spaziale” (1958) e “Attese I+IUS3 Concetto spaziale GOT 32” (1960). Qui, l’artista dello “spazialismo” si riallaccia al futurismo e si apre a una spazialità che ha già oltrepassato i confini della terra. Le opere di Capogrossi seguono la poetica del segno ma si caratterizzano più per presenza che per assenza e per una serialità più qualificativa che quantitativa. Vedova passa dall’astratto-futurismo alla gestualità espressionista, sostenuta da una forte morale di protesta nei confronti degli avvenimenti tragici della storia. Turcato, infine, come dimostrano le opere della collezione, si è mosso per l’affermazione intensa e fluida dell’autonomia del linguaggio pittorico.

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